03/10/11

Bollette shok, disinformazion poca chiarezza e furbate


I disservizi o meglio le furbate delle società telefoniche continuano incessantemente, nessuno vi pone un rimedio e la gente continua a pare senza la corretta informazione ed il corretto accesso ai dati.
Troppe ancora le pubblicità e le promozioni ingannevoli dove si dimentica di specificare alcuni fondamentali parametri, come i costi internet quando non si è sotto propria copertura, o le eccedenze extra traffico, ecc
vi riporto un ottimo articolo di AGNESE ANANASSO preso dal sito di Repubblica

"Correre come criceti dalla cucina al bagno, urlando nel telefonino, alla ricerca di un punto dove la voce arrivi forte e chiara. Ritrovarsi appollaiati su un trespolo in piena campagna col pc sulle gambe e la chiavetta Internet per scaricare le e-mail. Annunciarea parentie amici l' irreperibilità - causa vacanza all' estero - per evitare di ritrovarsi con bollette quintuplicate solo per aver risposto al telefono un paio di volte. Sembrano barzellette ma è tutto vero. Nonostante l' Italia sia il Paese al mondo in cui ci sono più telefonini che orecchie, e nonostante la stretta sanzionatoria del garante delle tlc (Agcom), i servizi di telefonia presentano ancora delle lacune. «È migliorata la situazione della portabilità del numero e del roaming internazionale (telefonare dall' estero, ndr)» fanno sapere dai Corecom, gli organi regionali dell' Agcom per il controllo e la garanzia delle tlc. «Il problema rimane quello dello shock billing dovuto al superamento della soglia di traffico incluso nell' abbonamento. Il problema è che c' è poca chiarezza sul concetto di "soglia" da parte dell' operatore, infatti il 70% delle controversie sollevate riguarda proprio la trasparenza iniziale del contratto». Inoltre l' sms arriva per il traffico voce, non per il traffico dati con chiavetta, per cui può succedere che se si va oltre il periodo coperto dalla promozione senza rinnovarla, si inizia a navigare a costi esorbitanti. «Per il traffico voce inoltre non sempre l' sms-alert arriva puntuale» sottolineano dai Corecom «se non si sa di aver superato la soglia si continua a telefonare a tariffe non più convenienti, fino all' arrivo dell' sms. Sono 5-10 euro in più in un solo giorno, da moltiplicare per tutti i clienti. Il fatto è che le maglie regolamentari sono ancora troppo larghe e alla fine a rimetterci è sempre l' utente finale. Tim, Wind, Vodafone stanno cercando di risolvere queste criticità, anche tramite la procedura della conciliazione paritetica, più riluttanti Tre e Fastweb». La Commissione europea ha imposto, sul fronte prezzi, dei vincoli stringenti per ciò che riguarda voce ed sms, meno per i dati. Per cui occorre studiare bene le offerte perché «sul tema Internet che c' è molta confusione sull' informazione perché molti operatori distinguono tra navigazione web da pc e da telefono, fuorviando i clienti» spiega Marco Bulfon, coordinatore in Altroconsumo delle inchieste sulle tariffe, «nel dubbio è meglio scegliere la prepagata, almeno si mette un limite alla spesa. E, per evitare sorprese, quando si va all' esteroè meglio disattivare la ricezione automatica delle e-mail». Poca chiarezza anche quando si parla di navigazione con le chiavette, quelle che promettono velocità finoa 7,2 megabit per secondo. Ma è quel "fino a" che inganna perché l' infrastruttura che c' è in Italia non consente di supportare tutto il traffico dati e voce e quindi la velocità si riduce: «è come se si creassero degli intasamenti per cui, almeno per ora, la rete dati mobile non si potrà sostituire alla banda larga, nemmeno nei grandi centri abitati, dove la ricezione è migliore ma la concentrazione di telefoniniè maggiore rispetto alle aree rurali» continua Bulfon. «In questo gli operatori non offrono garanzie sulla qualità minima del servizio. L' instabilità e la caduta della connessione fa scattare una nuova sessione per cui anche se si è navigato un solo minuto si paga come se si fosse stati online 15-20 minuti. Il fatto è che mancano i ripetitori che, nel caso della rete veloce (Umts) dovrebbero essere più numerosi rispetto a quella Gsm. Perciò la ricezione è più difficoltosa per i clienti che sfruttano la rete Umts... mi scusi ma la lascio che qui il cellulare non prende"

12/09/11

CDS, BOND, DEBITO SOVRANO, SWAP, tanti termini un solo concetto.. FREGATI


Ci risiamo, si specula sulla testa del popolo, ora tocca all'Italia, così come successo con Grecia ed altri prima di loro, ora tocca a noi e presto alla Spagna.
Partiamo da un termine fortemente utilizzato in questi giorni: Lo spread.
Ci riferiamo in particolare allo spread tra titoli tedeschi e quelli italiani.
Lo spread è il differenziale tra la rendita percepita su un Bund tedesco e un BTP Italiano a maturazione di 10 anni
Per l’Economist ogni punto di percentuale di interesse sul debito italiano aumenta il nostro disavanzo di circa 12 milliardi di Euro annui.
Attenzione da questi semplici termini arriva la prima possibilità di fregatura: lo spread potrebbe non essere solo uno specchio della solidità del nostro debito ma anche la causa del suo gonfiarsi. Vi è infatti la possibilità che chiedendo rendite sempre più alte sui BTP si giunga ad un inasprimento della nostra posizione rispetto ai creditori e dunque ad un ulteriore innalzamento dei tassi e quindi dello spread. È proprio qui che nasce il timore di un attacco speculativo.
Torniamo indietro un passo abbiamo palato di bond, cosa sono:
Quando il governo è a corto di denaro, esso emetterà dei bond nella sua valuta locale o in valuta internazionale. Se le obbligazioni sono in valuta locale, sono chiamati titoli di Stato. Le persone sono interessate ad acquistare dei titoli di stato grazie alla loro elevata sicurezza e ai ritorni assicurati. Sono infatti uno strumento a reddito fisso. Gli obbligazionisti riceveranno poi sia la somma di denaro investita che un certo tasso di interesse. I titoli di Stato sono suddivisi in categorie in base alla durata dei titoli. La crisi dei debiti sovrani nasce perché il mercato chiede tassi sempre più alti per sottoscrivere i titoli di Stato dei paesi più indebitati. L'Italia rischia di più perché oltre ad avere il terzo debito più alto del mondo (1.900 miliardi) ha da anni la maglia nera per crescita in Europa. Nell'ultimo decennio il nostro Pil
Abbiamo quindi definito anche il concetto sempre più utilizzato di debito sovrano, ovvero:
debito dello Stato nei confronti di altri soggetti, individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato sotto forma di obbligazioni (quali, in Italia, BOT, BTP, CCT ecc...) destinate a coprire il disavanzo del fabbisogno finanziario statale ovvero coprire l'eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato.
Ma storicamente cosa era il debito sovrano?
Con il termine debito sovrano si definiva giustamente il debito contratto dai regnanti dal Medioevo fino al XIX secolo. Il sovrano gestiva a suo piacimento il debito quando questo era arrivato a livelli di insostenibilità. Una delle pratiche più diffuse – svariate citazioni storiche le troviamo in tutti i classici del pensiero economico, a partire da Adam Smith – era quella di ritirare le monete d’oro o d’argento in circolazione e riconiarle, avendo cura di lasciare immutato il valore nominale mentre diminuiva il peso specifico in oro. In altri termini, i sovrani tagliavano il loro debito sottraendo valore d’uso alle monete che mantenevano il loro valore nominale. E i sudditi non avevano alternative: dovevano usare quelle monete che avevano subito una perdita di valore. Questo non vi riporta al signoreggio? Ovvero che realmente perde valore fino a non averne che viene impiegata con valore nominale elevatissimo.. signoraggio, ovvero il potere assoluto del sovrano sulla emissione e circolazione della moneta/denaro.
Che cosa ha a che vedere il termine attuale di debito sovrano con quello passato?
Ve lo dico io una solenne fregatura per chi produce realmente ricchezza, servizi, per chi lavora.
Vi segnalo ora un terzo termine fregatura il CDS o meglio credit default swap
Il credit default swap (CDS) è uno swap (per i CDS è un contratto di assicurazione che prevede il pagamento di un premio periodico in cambio di un pagamento di protezione nel caso di fallimento di un'azienda di riferimento. ) che ha la funzione di trasferire l'esposizione creditizia di prodotti a reddito fisso tra le parti. È il derivato creditizio più usato. È un accordo tra un acquirente ed un venditore per mezzo del quale il compratore paga un premio periodico a fronte di un pagamento da parte del venditore in occasione di un evento relativo ad un credito (come ad esempio il fallimento del debitore) cui il contratto è riferito. Il CDS viene spesso utilizzato con la funzione di polizza assicurativa o copertura per il sottoscrittore di un'obbligazione. Tipicamente la durata di un CDS è di cinque anni e sebbene sia un derivato scambiato sul mercato (non regolamentato) è possibile stabilire qualsiasi durata.
(Questa cosa ricorda tanto la crisi Usa dei derivati e tutto ciò che ne è scaturito)
Ma questa porcheria non è soltanto ammessa, ma viene gestita da un vero e proprio mercato di scambio (non riconosciuto ufficialmente) che prende il nome di over-the-counter caratterizzato dal non avere i requisiti riconosciuti ai mercati regolamentati. Sono mercati la cui negoziazione si svolge al di fuori dei circuiti borsistici ufficiali. Pensate cosa possono fare degli abili avvoltoi speculatori sfruttando e gestendo questo mercato.
Il funzionamento è molto semplice, un acquirente di azioni (o qualsiasi altra cosa) si vuole assicurare sul risultato e stipula un contratto a due con un assicuratore. Questo finché le azioni vanno bene incassa dall'assicurato dei soldi in proporzione al valore di rischio (più sale il riscio più aumenterà l'assicurazione), se le azioni saltano (ovvero la società che le ha emesse fallisce) l'assicurato riceve un premio assicurativo stabilito dal contratto. Ricordate che questi titoli assicurativi sono scambiabili, da qui deriva il mercato sopra citato. Ora secondo voi se un azienda (o uno stato) va male.. le grandi assicurazioni (o grandi gruppi di interesse economico/politico) avranno vantaggio a che la situazione migliori o peggiori? Stando attenti a non far fallire la società o meglio nel nostro caso lo Stato che ha firmato quei contratti assicurativi, magri con interventi specifici delle banche centrali, ecc (visto che più ci si avvicina al punto di default più il premio assicurativo cresce, più la società incassa dall'assicurato, più il titolo rende e quindi acquisisce valore sul mercato CDS).
Rimane facile capire come ancora una volta tutto questo si scarichi sui cittadini che si trovano a doversi confrontare con manovre circensi per gestire imposizioni della UE, necessità dello stato, ecc.

Marijuana è la neccessità di chiarezza.. una sentenza fa da apripista?

Una  svolta importante  verso la necessità di chiarire e dare una direzione certa ad un problema molto forte.
Si impone il confronto tra moralisti, ed utilizzatori tra necessità ed interessi. Una regolamentazione che potrebbe portare al controllo, ed alla gestione del fenomeno Marijuana, ma sopratutto degli interessi che da questa ne dervian.
La sentenza 28 giugno 2011, n. 25674 conferma l'opinione – più volta espressa da chi scrive – che gli indirizzi giurisprudenziali che riguardano la rilevanza penale della coltivazione di piante che possano produrre sostanze stupefacenti, risultano, allo stato attuale, tutt'altro che pacifici ed univoci.
La Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione, infatti, rompe il fronte della giurisdizionale di legittimità (sino ad oggi granitico e costante nell'affermare sic et simpliciter l'illiceità penale della condotta coltivativa) e coglie l'occasione per porre l'accento sullo specifico elemento dell'offensività dell'azione, inteso quale discrimine fra fatto-reato e fatto-non reato.
La sentenza segna, pertanto, un primo, seppur timido, passo di allontanamento rispetto a quelle più conservatrici e radicali posizioni assunte dalla giurisprudenza, le quali hanno trovato la loro massima espressione nella nota sentenza delle SS.UU., sentenza 24 aprile -10 Luglio 2008, n. 28605.
Con tale pronunzia veniva negata, infatti, ogni distinzione fra la coltivazione domestica e coltivazione agraria, categorie fattuali che erano state elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza, onde potere operare una concreta distinzione fra condotte che presentavano – guarda caso – proprio stimmate di offensività tra loro evidentemente e sostanzialmente differenti.
Pur con grande prudenza, la sentenza 25674/2011 evidenzia, infatti, come proprio questo negativo pronunziamento delle SS.UU. si sia soffermato, con specifica attenzione, proprio sul tema dell'offensività, conferendo al medesimo, rilevante importanza.
La Quarta Sezione, quindi, attraverso un'esposizione articolata di vari esempi normativi nei quali emerge la strategicità del concetto di offensività, dimostra, però di avere iniziato un'opera di recepimento e metabolizzazione dell'insieme delle considerazioni formulate in plurime sentenze pronunziate dai giudici di merito sull'argomento.
Va, infatti, detto che, nonostante il distinguo sopra richiamato, le SS.UU. avevano tassativamente confinato la coltivazione all'interno del recinto dell'illecito penale, disattendendo, così, il principio, in base al quale si evocava la necessità di una verifica effettiva e reale della sussunzione della condotta coltivativa nella parte precettiva della norma incriminatrice.
L'importanza della pronunzia della Quarta Sezione consiste, quindi, nell'avere privilegiato non già un dato astratto (il divieto precettivo assoluto della coltivazione), bensì un riferimento concreto che è relativo alla idoneità del prodotto della coltivazione a produrre effetti droganti.
Il dato di fatto e di diritto da cui muovere è, quindi, che la coltivazione non può apparire penalmente rilevante, quindi, quando il numero delle piante piantumate e la produzione, così, ottenuta appaia talmente minima da non porre minaccia ai beni della salute o della sicurezza pubblica.
L'orientamento della Suprema Corte, dunque, si pone nel senso che il limite, in base al quale la condotta coltivativa diviene offensiva (e dunque assume importanza penale) è dato o dal superamento della soglia drogante, oppure dalla oggettiva modestia del numero della piante (apparentemente meno rilevante e di mero corollario apparirebbe- il condizionale è d'obbligo - l'insieme delle modalità) attraverso le quali la coltivazione si esprime.
Non è però casuale, quindi, che la sentenza del giudice di legittimità qualifichi l'azione incriminata come “coltivazione domestica” (e non si può pensare né ad un lapsus od ad un refuso), muovendo, pertanto, da quella disamina complessiva dell'azione – all'apparenza relegata ai margini dei criteri decisionali - dalla quale emergano in concreto parametri estremamente minimali.
Possiamo, quindi, pensare che, in virtù di questi segnali seppure contraddittori, si sia innescato un processo di irreversibile e progressiva modifica interpretativa in senso favorevole alla coltivazione?
La risposta, in proposito, è assai ardua ed il quesito impone grande prudenza, perchè non è dato sapersi se la sentenza della Quarta Sezione sia frutto di una valutazione estemporanea e contingente, oppure essa se mira ad introdurre progressivamente un approccio meno giustizialista al tema in questione.
Certo è, che il requisito della inoffensività appare costituire un elemento che ben si coniuga con comportamenti che appaiano inequivocabilmente preliminari e strumentali ad usi strettamente personali di sostanze stupefacenti, quale è la forma di coltivazione a suo tempo definita domestica.
La Corte, in buona sostanza, fa rientrare (dalla finestra ed in maniera assai cauta) nell'alveo delle categorie interpretative, il concetto di coltivazione domestica (intesa come azione scriminata, cioè non punibile).
Tale principio pareva, invece, essere stata espulso dalla porta principale, con il pronunziamento delle SS.UU., e così si alimentano ulteriori incertezze ermeneutiche.
Si deve, inoltre, osservare che, se – come pacificamente sancito in dottrina e giurisprudenza - lo scopo perseguito dal complesso delle norme sugli stupefacenti è di carattere preventivo, in quanto mira al contrasto della minaccia che le citate condotte determinano per i beni giuridici della salute e sicurezza, venendo, così, conferito ai delitti inseriti nel dpr 309/90, il carattere di reati di pericolo, l'offensività dell'azione (e la sua antigiuridicità) dovrebbe essere ritenuta in re ipsa, senza dovere verificare limiti di sorta in ordine al quantitativo.
Il parametro valutativo dell'offensività dovrebbe, quindi, produrre effetti – ai fini decisori – limitati e circoscritti solo alla graduazione ed individuazione del livello di gravità del fatto-reato.
La sua ravvisabilità o meno dovrebbe apparire strumentale al giudizio di configurabilità concreta e di successiva applicabilità di eventuali circostanze attenuanti od aggravanti.

fonte (http://www.altalex.com)

05/08/11

speculazione internazionale, leggi, regole e ricatti



Le regole.. in una società moderna le regole devono essere applicate ed accettate e devono concorrere ad un equilibrato e corretto funzionamento del rapporto tra persone, entri ed enti/soggetti privati. In questo periodo di crisi dove grazie ad abili e studiate manovre borsistiche si mette in ginocchio una nazione, non esistano delle regole e delle leggi che vietino la speculazione, la vietino perlomeno in determinati momenti e d in determinate condizioni. Mi riferisco principalmente a quella inerente i titoli di stato. Titoli questi emessi per far fronte a delle esigenze ed impegni di una Nazione per cui emessi a carico dello stato ergo a carico del cittadino. Titoli questi che puntualmente passano nelle mani di grandi gruppi finanziari che li addomesticano a proprio piacimento.
Se poi consideriamo che ancor di più questi valori sono fortemente influenzati da società private come Moody's e S&P che con un semplice giudizio, considerato insindacabile (a mio parere sempre opinabile), società che rappresentano l'alchimia finanziaria causa principale di questo spostamento di ricchezze (poiché come dice la fisica nulla si crea e nulla si distrugge, compreso i soldi.. quindi se dalla gente comune sono spariti qualcuno li ha incassati) allora possiamo capire e pensare che servano regole ferree, ma ancor di più serve farle rispettare.
La borsa non può essere un alchimia si derivati , subprime, e quanto altro ancora, altrimenti come gli alchimisti nella loro estremizzazione.. diverrebbe utopia.
Non sono certo io a dover studiare la soluzione migliore, non ho le conoscenze per farlo ne tanto meno la vanità di poterlo fare, so solo che come al solito per l'interesse di pochi, dei soliti, è sempre la gente comune, è sempre la piccola e media azienda a rimetterci e questa cosa probabilmente è giunto il momento di cambiarla.
Forse esagero ma certi livelli di speculazione per me sono come una dichiarazione di Guerra., tu vuoi mettermi in ginocchi, bene allora io reagisco.
E' giunto il tempo che le Popolazioni del Mondo inizino a rendersi consapevoli che la speculazione oltre ogni limite e correttezza in una economia libera e democratica che è tanto globale quanto locale non ha senso di esistere.
La beffa maggiore è che questa situazione porta l'Italia ad essere soggetta a vincoli e ricatti internazionali grazie a non regole o regola sbagliate. Tra molte, troppe leggi inutili una dovrebbe essere fatta e 1000 cancellate, il reato di speculazione (almeno sui titoli di stato) a tutela dello stato e quindi della gente e delle aziende che lavorano e si fanno il mazzo da mattina a sera, che devono lottare contro una politica becera, contro un sistema che li impoverisce contro i ricatti di soggetti senza etica e senza rispetto